Questo è un articolo a cui tengo particolarmente. Mi sta a cuore fare chiarezza su quella che forse rappresenta la tematica più controversa del periodo e sulla quale dopo 8 anni di attività sul web, risulta più che doveroso da parte mia esperimere il mio personalissimo pensiero. Vi avviso, probabilmente mi dilungherò!

I tempi cambiano, questo lo sappiamo bene. Quando ho iniziato a fare blogging, il beauty era un settore già particolarmente diffuso tuttavia ancora popolato da persone che come me erano guidate semplicemente dalla passione per il make up e per la cosmesi e desideravano fornire un contributo sotto forma di recensione che potesse in qualche modo risultare utile alla community. Una passione “sana” e tutto sommato senza troppe pretese se non quella di vedere apprezzato il proprio operato in termini di visibilità (questo almeno per quel che riguarda me!).

Inizialmente, se mi conoscete da anni, sapete che ho più volte ribadito che quando ho deciso di aprire il blog, non avrei mai pensato nè immaginato di riuscire a creare un vero e proprio “punto di riferimento” del mio settore: certo, son consapevole che non si finisce mai di imparare e di migliorare ma attualmente posso ritenermi comunque soddisfatta. Bene, in 8 anni ho visto il mio settore cambiare, evolversi (oddio, più che altro involversi!) e prendere una piega che ad oggi non mi piace affatto.

Lavoro Freelance

Ho deciso per questo di appoggiare la causa intrapresa da Valentina, che su Instagram trovate come The life of a bee, creatrice dell’hashtag #NotForFree e condivisa da tutte le “colleghe” che come me, lavorano sul blog da anni e meritano di vedere il proprio lavoro apprezzato e debitamente retribuito come è giusto che sia.

Partiamo quindi dall’inizio: “una volta c’era la pubblicità, ora ci sono le blogger/influencer” questo perchè l’influencer marketing fa parlare il prodotto X con la voce di “un’amica”, di una persona scelta come “testimonial” che faccia essa stessa parte di una community risultando così più vera e credibile. Le Aziende questo lo hanno capito molto bene e cogliendo la palla al balzo si sono rese conto che grazie a noi blogger, hanno in mano una miniera di leads e un potenziale incremento del proprio fatturato pressochè inquantificabile. Noi, con la nostra semplicità, il nostro modo di esprimerci e di mostrare ciò che con dedizione proviamo, riproviamo, testiamo, siamo POTENTI. E anche molto.

Questo tuttavia ha un rovescio della medaglia che per me e che per chi come me è un libero professionista con P.iva e che col blog ci LAVORA rappresenta un danno non indifferente. Vi starete sicuramente chiedendo ” come mai rappresenta un danno se ricevi prodotti gratis quotidianamente da testare e recensire senza spendere un euro?“. Tutto bello, tutto straordinariamente figo…ma anche no! Ecco, il nocciolo della questione è esattamente questo, ma occorre prima di venire al sodo, fare un piccolo passo indietro.

Ad oggi essere blogger o influencer che dir si voglia, viene interpretato come un “ma si, mi butto anche io nel mischione pur non avendo competenze di sorta, faccio due foto debitamente post prodotte, catturo qualche like così le aziende mi notano e mi mandando cose gratis”. Ecco, il problema è questo. Ed è la base della discussione. Di contro infatti le aziende non vedono l’ora di catturare questi soggetti ingolosendoli con gli invii gratuiti in modo da ottenere un discutibile 100 a costo praticamente ZERO.

Questo cosa significa? che è una situazione penalizzante quanto frustrante per chi come noi, vede nel blog la propria REALE attività lavorativa, cerca di curare le pubblicazioni nei minimi dettagli, di creare piani editoriali personalizzati che possano soddisfare l’Azienda, di fornire un’adeguata visibilità con dati e metriche alla mano pianificando le opportune strategie a monte. E’ penalizzante perchè nel momento stesso in cui contatto o vengo contattata per una collaborazione e fornisco tutti i dettagli del caso mediante un chiaro prospetto scritto relativo a come ho intenzione di lavorare, tutto appare fighissimo e l’Azienda ne appare entusiasta. Quando poi si inizia a parlare della parte economica attraverso il PREVENTIVO, li ci si addentra nel nulla cosmico. Nella migliore delle ipotesi, l’Azienda evapora nel nulla, nella peggiore, mi sento rispondere “eh, ma le tue colleghe vogliono solo i prodotti, a noi collaborazioni retribuite non ci interessano”. Ok, tutto molto bello. Peccato che come giustamente ha sottolineato Valentina nelle sue stories, io al supermercato la spesa non la pago in sieri viso e se porto i miei rossetti al commercialista quando è il momento di compilare l’F24, mi ride in faccia!

Ora facciamo due conti: un brand che decide di rivolgersi ad un’agenzia di marketing deve avere un budget considerevole da investire che prevede un’analisi di mercato completa, relativo piano di sponsorizzazione e promozione unitamente alla ricerca di eventuali influencer da coinvolgere nel progetto. Posso solo confermare quanto detto anche dalla stessa Valentina in quanto io stessa sto frequentando un Master in Social Media Management e certe dinamiche con relativi costi le studio e vedo quuotidianamente. Stiamo parlando di cifre che si aggiorano intorno ai 15.000€/25.000€ + IVA a seconda dell’agenzia e i costi lievitano considerevolmente se ci aggiungiamo un’eventuale gestione dei social e conseguente piano editoriale e produzione di contenuti su quelli che sono i canali istituzionali.

Quanto costa invece al brand inviare 5/6 una decina di blogger di medio livello? Ecco, esageriamo pure contemplando quelli che sono i costi di produzione dato che il ricarico in questo caso non esiste. 300€? 400€? toh, esageriamo e facciamo 500€ . Viene da sè che con la modica cifra di 50€ si assicura pubblicità gratis rendendo felice la blogger che si accontenta.

Lavoro Freelance not for free

Ora, che il brand voglia risparmiare è più che lecito, ma rendiamoci conto di una cosa, anzi, di due: questa dinamica non solo svaluta l’operato di chi nel proprio blog ci investe soldi (si perche’ il dominio, il webmaster che mi da una mano quando occorre e la formazione non sono gratis), tempo e fatica ma pregiudica la credibilità di un settore che pur avendo un potenziale altissimo rischia di sgretolarsi complice la scelta appunto di “influencer” improvvisate e per nulla all’altezza della situazione che pur di ricevere prodotti omaggio venderebbero anche la famiglia! Tutto questo per non voler spendere magari un centinaio di euro per retribuire il lavoro ben fatto di un gruppo di blogger selezionate, competenti e professioniste, col rischio però di vedersi disintegrare la propria brand reputation (cosa che molte aziende non sanno nemmeno cosa sia ma tralasciamo!)

Ovviamente stiamo parlando di brand affermati e multinazionali, che di norma sono quelle che maggiormente storcono il naso di fronte ad un preventivo in quanto avendo il nome, partono già dal presupposto che da parte nostra “tutto sia dovuto/scontato. Esistono tuttavia aziende piccole, relativamente nuove che non possono materialmente sostenere costi extra e questo è sicuramente un caso a parte più che comprensibile sia chiaro!


Ma quali sono le domande e le perplessità più diffuse circa l’attribuire il giusto valore al nostro lavoro? Eccole riassunte di seguito, vediamone una panoramica.

  • “Il blog per me è solo una passione e non un lavoro”: è implicito che tutte noi siamo in primis guidate dalla passione per ciò che facciamo. Nessuno ci punta una pistola in fronte nè ci costringe a testare, recensire, scrivere, editare e post produrre finendo per farci cadere gli occhi sulla tastiera! Se non è passione questa cos’altro può essere? Tuttavia al tempo che investiamo nei nostri progetti è giusto saper attribuire un valore numerico espresso in cifre che quantifichi in qualche modo tutto quello che c’è dietro alla produzione di un qualsivoglia contenuto.
  • “A me basta essere ricambiata con i prodotti omaggio”: ecco, questo è il fulcro della diatriba nonchè la piaga di tutta questa situazione. Accettando laqualunque purchè gratis, si finisce inevitabilmente per danneggiare tutta la categoria auto-svalutando le proprie capacità e il proprio valore. Ci si fa sfruttare a che pro? Per una crema? Per un rossetto gratis? Per fornza poi le aziende ci marciano se siamo noi per prime a non avere considerazione e rispetto per noi stesse! Evitiamo poi di commentare chi recensisce gratuitamente dalla carta igienica alle crocchette per il gatto. Preferisco evitare.
  • “Io però non ho un profilo IG o un Blog con metriche significative”: non nascondiamoci dietro un dito. Un compenso lo può richiedere chiunque, sempre proporizionato alle proprie metriche ma questo non significa che un blog ben fatto, curato e gestito con passione e competenza ma con 1000 visite uniche mensili, non abbia nulla da offrire rispetto al blog navigato che di visitatatori unici ne conta 50K al mese. Spesso dietro ai piccoli blog e profili c’e’ una community più fedele e reattiva che genera comunque leads e vendite per l’azienda, e anche se fossero solo 2 o 3 al mese determinano comunque fatturato. Le aziende furbe secondo voi ci sputano sopra? Certo, a monte deve esserci un lavoro ben fatto e strutturato ad hoc da parte della blogger.
  • “Ma io non so come farmi pagare e/o non ho P.Iva”: problema facilmente risolvibile. Con la ritenuta d’acconto è possibile attenersi ad una soglia di guadagno fino 5000€ lordi annui. In rete Googlando sono disponibili millemila modelli gratuiti semplicemente da compilare previa il ricevimento del pagamento, che può essere erogato tranquillamente tramite bonifico bancario o qualunque altra forma di pagamento tracciabile. Io per comodità mia, dal momento in cui difficilmente faccio collaborazioni “occasionali” ho preferito optare per la P.IVA a regime forfettario la cui apertura è totalmente gratuita ( se può essere utile redigero’ un articolo a riguardo). Detto questo che problema c’e’?
  • “Ma se io richiedo un compenso e l’azienda non accetta, non ricevo nè soldi nè prodotti omaggio”: beh, io ho molto rispetto per me stessa. Le Aziende devono capire che la pubblicità comunque deve essere opportunamente retribuita e dato che il mio lavoro ha un valore, io per prima lo rispetto e pretendo che sia rispettato anche dagli altri. Questo se si desidera lavorare con me, sia chiaro. I prodotti non devono essere un elargizione, ma parte del piano pubblicitario ed esulare quindi dal pagamento del compenso richiesto e più che lecito. Come posso parlare di un prodotto se non ho la possibilità di utilizzarlo? La pubblicità si paga. Punto. Senza sè e senza ma… all’Estero le collaborazioni sono avanti anni luce rispetto a noi. Le blogger se non ricevono un compenso adeguato si rifiutano anche solo di aprire il CMS del blog, come è giusto che sia. Le aziende lo sanno e hanno a disposizione un budget proprio per questo genere di attività. Ricordiamocelo. Si parla di RISPETTO per noi stesse e per il nostro lavoro.
  • “Come quantifico il compenso da richiedere?”: Dovete essere voi a saper quantificare il tempo e l’impegno che investite nella gestione di una collaborazione tenendo conto dei tempi previsti per la produzione di testi, immagini, contenuti social ecc.proporzionando il tutto alla visibilità che con i vostri riferimenti siete in frado di offrire. Cercate semplicemente di essere obiettive ed oneste. Solo voi potete definire il compenso corretto, la parola d’ordine resta tuttavia OBIETTIVITA’.

Per concludere parliamo della mia esperienza, credo comune a molte che reputo professioniste come me.

In 8 anni di attività posso dire di averne viste di tutti i colori…anche io come Valentina ho avuto a che fare con aziende che prima ti riempiono di complimenti e che dal momento in cui fai presente il tuo tariffario evaporano alla velocità del suono o ancor peggio quelle che pur accettando l’idea del compenso, azzardano richieste e pretese extra su cui ho imparato a porre subito dei paletti, fermo restando che il blog è mio e lo gestisco come ritengo opportuno.

Fino ad un paio di anni fa anche io “lavoravo gratis”, mi sentivo quasi in imbarazzo anche solo a pensare di richiedere un compenso che rendesse merito al mio lavoro. Ho smesso e mi sono svegliata nel momento stesso in cui mi sono resa conto che il gioco non valeva più la candela e che era giusto sopratutto per RISPETTO di me stessa, iniziare a concretizzare i miei progetti quantificando in denaro l’impegno che essi richiedevano. Anche io son partita con la ritenuta d’acconto e da poco ho la mia P.IVA, pago le tasse e il commercialista e l’obiettivo è sicuramente mantenermi grazie alla mia passione e a quello che amo. Scrivere appunto. Perchè oltre a dedicarmi al blog, faccio la copywriter freelance ma sono io a fare il prezzo dei miei redazionali e mai e poi mai mi sognerei di accettare lavori da 2.00€ per 1000 parole. Mi sembrerebbe di insultare le mie capacità e le mie competenze gettando al vento quella che è stata la mia formazione professionale.

Così vale anche per le collaborazioni: sono io che offro un servizio e le scelte redazionali devono essere a mia discrezione. Posso scegliere di accettare collaborazioni gratuite valutando il brand, ma di certo deve essere un’eccezione e non la regola. E’ ora di dire basta alle Aziende che sfruttano senza nemmeno un grazie, che non si degnano nemmeno di condividere il nostro lavoro o di dare un feedback o che ancor peggio spariscono senza nemmeno degnarci di una risposta o di una motivazione articolata. Io non tollero questo atteggiamento. LAVORO e desidero totale rispetto di quello che faccio.

Le cose devono cambiare ma dobbiamo impegnarci tutte, e responsabilizzarci se desideriamo che questo realmente avvenga. Impariamo a rispettare la nostra professionalità.Il nostro valore non è quantificabile con una crema o un rossetto. Credetemi.

Un’ultima doverosa precisazione: NON CI SI IMPROVVISA BLOGGER. Questo significa che non si può pretendere una retribuzione dall’oggi al domani se alle spalle non esiste competenza, professionalità. Non sono due foto e un articolo approssimativo a donare tale definizione. Una retribuzione la merita chi col tempo si è costruito una credibilità, un progetto solido e curato che migliora giorno dopo giorno in modo da offrire un reale VALORE che meriti tale compenso in grado di offrire all’azienda un ritorno in termini di visibilità. Essere blogger non significa ottenere guadagni facili presto e subito, tutt’altro…siatene consapevoli. Come non vogliamo essere prese in giro noi, di contro non è nemmeno giusto prendere per i fondelli le aziende. Torna ancora una volta l’onestà prima di tutto.

Vorrei che ci rifletteste facendomi sapere cosa ne pensate a riguardo! E se anche voi volete aderire alla diffusione di questo articolo creandone uno vostro o semplicemente un contenuto social ricordatevi l’hashtag #NotForFree.

Ringrazio ancora Valentina The Life of a bee per averne parlato su Instagram e per avermi ispirata, e vi invito a visitare ovviamente anche il suo blog in questa pagina.


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